Oltre le opinioni personali: cosa significa davvero “Etica” in cinofilia

Nel linguaggio comune, la parola etica viene spesso utilizzata come un contenitore elastico, modellato sulle convinzioni personali. Se ci guardiamo intorno, la percezione del “giusto” varia notevolmente a seconda della prospettiva:

  • Per una persona vegetariana o vegana, l’etica impone di non consumare prodotti di origine animale.
  • Per chi sostiene le posizioni “no-vax”, l’etica coincide con la libertà di scelta e la rinuncia alle vaccinazioni.
  • Per un sacerdote, l’etica implica la scelta della castità e del celibato per votarsi alla propria vocazione.

Ognuno di questi principi ha senso all’interno di uno specifico quadro di valori. Tuttavia, quando l’etica viene lasciata all’interpretazione individuale, si rischia di cadere nel relativismo, dove “tutto e il contrario di tutto” può essere giustificato.

Nel mondo della cinofilia ufficiale, fortunatamente, le cose non funzionano così. L’etica dell’allevatore non è un sentimento vago, un’idea astratta o una scorciatoia filosofica a discrezione del singolo: l’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) ha formalizzato precisi doveri nel suo Codice Etico dell’Allevatore di Cani, che gli iscritti al Registro degli allevatori sono tenuti a rispettare.

Il Codice Etico ENCI: parametri chiari e trasparenti

L’ENCI definisce chiaramente che la selezione e l’allevamento del cane di razza comportano responsabilità etiche che richiedono una gestione seria e onesta. Il Codice si articola in punti precisi che non lasciano spazio a interpretazioni di comodo.

Ecco cosa stabilisce, nel dettaglio, la nostra “bussola etica”:

1. Salute e benessere degli animali

  • Condizioni di vita: garantire cure, pulizia, igiene, attività fisica e la fondamentale interazione umana.
  • Limiti alla riproduzione: tutelare le fattrici evitando di accoppiarle troppo giovani, mai prima del secondo calore, o troppo anziane. Dopo i sette anni è opportuno ottenere un certificato veterinario di idoneità alla riproduzione. Per salvaguardarne il benessere, il Codice indica come opportuno non superare cinque cucciolate nell’arco della vita.
  • Accoppiamenti naturali: impiegare nella riproduzione soggetti in grado di accoppiarsi naturalmente, evitando l’inseminazione artificiale per soggetti che non ne sono capaci.

2. Selezione genetica e sanitaria

  • Salute prima dell’estetica: far riprodurre soggetti sani, privi di malattie manifeste, impedimenti alla corretta funzionalità o patologie ereditarie rilevate; evitare inoltre soggetti con reazioni comportamentali deviate, come paura esagerata o aggressività.
  • Trasparenza sui test: rendere accessibili gli esiti diagnostici delle patologie ereditarie ai proprietari dello stallone o della fattrice coinvolti, prima dell’accoppiamento.

3. Tracciabilità e certificazioni ufficiali

  • Solo cani iscritti al Libro genealogico: far riprodurre cani iscritti al Libro genealogico italiano o a libri esteri riconosciuti dalla FCI e non vendere soggetti non iscritti.
  • No ai “prestanome”: non prestare il proprio nome per registrare riproduttori o cucciolate altrui.

4. Tutela del cucciolo e dell’acquirente

  • Svezzamento corretto: non cedere i cuccioli prima dei 60 giorni di vita, garantendo il tempo necessario con la madre e i fratelli.
  • Informazione e responsabilità: assicurarsi che il futuro proprietario sia consapevole delle caratteristiche e delle esigenze della razza. Informarlo, preferibilmente per iscritto, su genealogia, alimentazione, trattamenti antiparassitari e immunizzanti effettuati, e fornire indicazioni per una corretta socializzazione.
  • Commercializzazione etica: non praticare il commercio abituale di cani allevati da altri e non offrire cuccioli per vendite per corrispondenza, lotterie o premi.

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L’etica come impegno concreto, non come slogan

In un panorama in cui chiunque può definirsi “allevatore etico” basandosi sulla propria sensibilità del momento, il rispetto del Codice Etico ENCI rappresenta il vero spartiacque tra l’improvvisazione e la tutela reale dei cani.

Per noi, sottoscrivere e applicare quotidianamente questo regolamento non è una formalità burocratica, ma un patto d’onore. L’etica non si misura sulle parole o sulle opinioni, ma sui fatti: sui test diagnostici eseguiti, sulle cure dedicate a ogni singolo cane e sulla trasparenza offerta a chi sceglie di accogliere un cucciolo nella propria famiglia.